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03. Diritto all'assegno di mantenimento

L'assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento è un contributo economico che in sede di separazione viene versato da un coniuge a favore dell’altro coniuge e degli eventuali figli nati dal matrimonio.

È molto importante non confondere l’assegno di mantenimento con quello di divorzio, specialmente adesso che la Corte di Cassazione ha riformato i criteri per il calcolo di quest’ultimo. Infatti, per l’assegno divorzile non si tiene conto del “tenore di vita” mantenuto durante il matrimonio, parametro che invece resta più o meno valido per l’assegno di mantenimento.

 

Nella sezione "SENTENZE" troverete i riferimenti giurisprudenziali, le massime e i motivi che hanno introdotto delle importanti novità giurisprudenziali proprio in merito al diritto di percepire l'assegno di mantenimento e la sua determinazione.

 

Ebbene precisare subito la differenza tra assegno di mantenimento e assegno divorzile. 

L’assegno di mantenimento e l’assegno di divorzio si differenziano innanzitutto per il periodo in cui questi vengono corrisposti: nel primo caso, infatti, viene riconosciuto al coniuge debole nel periodo della separazione, nel secondo una volta emessa la sentenza definitiva di divorzio.

Assegno di Mantenimento

 

Proprio in virtù del fatto che durante la separazione i coniugi sono ancora spostati e sussiste ancora un vincolo di solidarietà la determinazione  dell’assegno di mantenimento si basa sul dovere di solidarietà materiale e morale che la legge stabilisce a carico degli sposi; ecco perché nel calcolare l’importo dell’assegno il giudice deve tenere conto di una serie di parametri che lo Studio Legale Benvenuto ha avuto modo di discutere e analizzare molteplici volte dinnanzi ai magistrati. I presupposti per la determinazione dell'assegno di mantenimento, infatti, sono in primis la redditualità del coniuge obbligato, la durata del matrimonio, la mancanza di reddito da lavoro o rendite da parte del coniuge richiedente il tenore di vita, anche se sotto quest'ultima aspetto interventi giurisprudenziali lo hanno limitato (nella sezione "Sentenze" è riportata una importante sentenza della Cassazione).

Esistono due tipi di assegni di mantenimento. Il primo è l’assegno di mantenimento al coniuge che viene versato al coniuge che non ha redditi propri da consentirgli di mantenere il proprio tenore di vita.

Tale assegno non può essere riconosciuto al coniuge a cui è addebitata la responsabilità della separazione: in questo caso, infatti, potrà essere disposto unicamente l’assegno di alimenti.

 

Il secondo è l’assegno di mantenimento ai figli, che trova il presupposto nell’obbligo in carico a ogni genitore di provvedere al mantenimento dei figli, in misura proporzionale al proprio reddito a prescindere dalla creisi coniugale.

Il giudice quindi, in caso di separazione dei coniugi, può disporre l’assegno di mantenimento in base ai seguenti presupposti:

  • attuali esigenze del figlio;

  • tenore di vita tenuto dal minore in costanza di convivenza con entrambi i genitori;

  • permanenza presso ciascun genitore;

  • situazione reddituale dei genitori;

  • valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti di ciascun genitore.

Come abbiamo già anticipato, il d.lgs 154/2013 ha riformato le disposizioni sul mantenimento dei figli. Questo infatti ha ribadito l’obbligo dei genitori a mantenere i figli in proporzione alla loro capacità economica.

Tuttavia, nel caso in cui i genitori non abbiano i mezzi sufficienti per mantenere i figli, saranno obbligati a contribuire gli altri ascendenti in base alla vicinanza di grado.

 

Anche sotto tale aspetto, a livello pratico,  ebbene precisare che anche quando il genitore obbligato alla corresponsione dell'assegno di mantenimento in favore dei figli, non abbia reddito o sia disoccupato, lo stesso sarà tenuto a versare (dietro ordine del magistrato) una somma minima che può variare da Euro 130,00 a 200,00.



Assegno divorzile

L’assegno divorzile, o assegno di divorzio, è quel contributo economico che deve essere corrisposto al coniuge bisognoso una volta che il vincolo matrimoniale viene sciolto definitivamente, quindi dopo la sentenza di divorzio.

In caso di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio il coniuge avente diritto all’assegno di divorzio non potrà più far appello al tenore di vita tenuto durante il matrimonio. La sentenza della Cassazione depositata il 10 maggio 2017 ha stabilito infatti che i parametri per il calcolo dell’assegno di divorzio a farla da padrone sarà la natura e la finalità assistenziale dello stesso.

La sentenza n. 11504/2017 della Cassazione stabilisce che ad essere valutata sarà innanzitutto l’indipendenza e l’autosufficienza economica, con la quale si disporrà la spettanza o meno dell’assegno di divorzio.

Secondo quanto deciso dalla Cassazione con la sentenza in oggetto sarà fondamentale l’analisi dell’effettivo diritto all’assegno di divorzio, ovvero le condizioni previste dalla legge di mancanza di mezzi adeguati o impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.

Assegno di divorzio, tenore di vita sostituito dall’autosufficienza economica

 

L’assegno di divorzio ha natura prettamente assistenziale: ne avrà diritto esclusivamente chi tra gli ex coniugi si trova in una condizione di involontario disagio economico o che per ragioni oggettive non ha la possibilità di procurarsi i mezzi necessari per l’autonomia e l’indipendenza economica.

Nella sentenza in oggetto la Cassazione ha anche disposto quali saranno i nuovi parametri da valutare per la determinazione dell’assegno di divorzio.

Chiarito che non sarà più possibile richiedere la somma soltanto perché durante il matrimonio si teneva un determinato stile di vita, vengono fissati i nuovi indici da adottare.

In fase di accertamento, per la valutazione della spettanza o meno dell’assegno di divorzio verranno presi in considerazione tutti i redditi posseduti, mobiliari e immobiliari, le capacità e le possibilità di lavoro dell’ex coniuge e la disponibilità di una casa di abitazione.

il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno?

 

 

Con la Legge di Stabilità del 2016 è stato introdotto il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno. Si tratta di una misura che permette al coniuge separato che si trova in difficoltà economica di ottenere dallo Stato un anticipo dell’assegno di mantenimento che deve versare nei confronti dell’altro coniuge.

Sarà il giudice a decidere se il coniuge, che deve avere un reddito ISEE non superiore a 3.000€, può ottenere l’aiuto del Fondo. Questa misura opererà in via sperimentale fino al termine dell’anno, dopodiché se ne deciderà il da farsi.

Il coniuge che vuole chiedere l’aiuto del Fondo dovrà compilare un modulo, scaricabile dal sito del Ministero della Giustizia, indicando i seguenti dati:

  • generalità e dati anagrafici;

  • codice fiscale;

  • estremi del proprio conto corrente bancario e postale;

  • importo dell’assegno di mantenimento da versare all’altro coniuge;

  • indirizzo di posta elettronica.

L’istanza sarà valutata dal Presidente del Tribunale entro 30 giorni.

Successivamente, qualora questo la ritenga ammissibile, la gira al Ministero della Giustizia che erogherà la somma richiesta. Sarà poi lo stesso Ministero a rivalersi sul coniuge per il recupero della somma.

L’aiuto del Fondo viene versato con cadenza trimestrale e nel caso in cui vengano meno i requisiti può anche essere revocato.

 Studio Legale Benvenuto

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