Servizi

09. Il Regime patrimoniale della famiglia e conseguenze in caso di Separazione o Divorzio

Il regime patrimoniale dei coniugi.La comunione dei beni

Il regime patrimoniale ordinario della famiglia che si adotta solo se non diversamente stabilito è quello della comunione dei beni, sottoposta ad un regime speciale previsto dagli articoli 177 e ss. del codice civile, che disciplinano non solo il modo del godimento, ma anche il modo di acquisto di nuovi beni e crediti.

 

I beni che rientrano a far parte della comunione legale di beni, indicati dall'articolo 177 c.c., sono: 

- gli acquisti compiuti dai due coniugi, insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione dei beni personali; 

- le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimoni;

- i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;

- i proventi dell'attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione , non siano stati consumati.

 

Pertanto, non tutti i beni oggetto della comunione hanno lo stesso regime giuridico.
I primi due, infatti, vi rientrano sempre e comunque, mentre gli ultimi, due fanno parte della comunione solo al momento del suo scioglimento.


Si tratta della c.d. comunione de residuo, cioè di beni che normalmente non rientrano nella comunione legale, ma ne fanno parte solo al momento suo scioglimento se esistenti.

 

La comunione legale ha ad oggetto quasi tutti i beni acquistati durante il matrimonio, ma ne sono in ogni caso esclusi i "beni personali"  indicati nell'articolo 179 del codice civile.
Ovvero:

beni personali 

1) i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento

2) i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell'atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione

3) i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori (cioè di beni che non si prestano ad un uso comune, come vestiti, ma anche gioielli, pellicce, etc.)

4) i beni che servono all'esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di un'azienda facente parte della comunione

5) i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa

6) i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all'atto dell'acquisto

 

Sono, quindi, beni personali quelli acquistati prima del matrimonio, mentre per gli acquisti avvenuti successivamente si distinguono  due categorie:

a. beni che appartengono in ogni caso ad uno dei coniugi;
b. beni che possono essere convenzionalmente escludi dalla comunione.  

Nella seconda categoria rientrano i beni acquistati  con il prezzo ricevuto dalla vendita di beni personali o con il loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato nell'atto di acquisto. 

L'articolo 179 dispone, infine che :" L'acquisto di beni immobili, o di beni mobili elencati nell'articolo 2683, effettuato dopo il matrimonio, è escluso dalla comunione, di cui ai numeri 3), 4) ed 6)...., quando tale esclusione risulti dall'atto di acquisto se di esso sia stato parte anche l'altro coniuge".

 

Scioglimento della comunione dei beni

Una delle questioni più dibattute in diritto e giurisprudenza riguarda lo scioglimento della comunione dei beni in caso di separazione.

Qual è il momento a partire dal quale il regime patrimoniale in questione può ritenersi sciolto ed i coniugi possono procedere alla divisione dei beni compresi nella comunione?

Le forti incertezze legate a questa tematica, insieme alle varie tesi susseguitesi in merito, si sono dissolte con l’introduzione del nuovo secondo comma dell’art. 191 c.c., introdotto dalla legge 6 maggio 2015 n. 55, il quale dispone che «la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui il Presidente del Tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al Presidente, purché omologato».

È pacifico, dunque, che la comunione legale tra i coniugi si sciolga dal momento dell’udienza presidenziale.

Appare piuttosto chiara la finalità della riforma di snellire i tempi di svolgimento delle procedure, permettendo anche di proporre la domanda di scioglimento della comunione nel corso del giudizio di separazione. Tale ultima possibilità era preclusa prima della summenzionata innovazione normativa, dal momento che optando per lo scioglimento della comunione in concomitanza con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, era possibile, visti anche i tempi dilatati delle procedure, che trascorressero diversi anni prima che si potesse procedere alla divisione dei beni ricompresi nella comunione.

 

Inoltre, la Suprema Corte Cassazione ( 2.2.2016 n.1963) che ha stabilito che il passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale (o l’omologazione di quella consensuale), che rappresenta il fatto costitutivo dello scioglimento della comunione legale dei beni, non è condizione di procedibilità della domanda giudiziale di divisione dei beni, ma condizione dell’azione. Conseguentemente, la domanda è proponibile nelle more del giudizio di separazione personale, essendo sufficiente che la suddetta condizione sussista al momento della pronuncia. D’altra parte, il nuovo art. 191 comma 1 cc prevede che nel caso di separazione personale, la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui il tribunale autorizza i coniugi a vivere separati ovvero alla data di sottoscrizione del verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al tribunale, purché omologato.

 

Lo scioglimento della comunione può avere diverse conseguenze ed effetti dal punto di vista patrimoniale per i coniugi. Ciò dipende dal sussistere di determinate situazioni, come ad esempio la presenza di un conto corrente cointestato. Per tale motivo l'Avv. Benvenuto analizza con i propri assistiti tutti i presupposti per verificare la sussistenza di diritti e /o pretese.

 

La comunione convenzionale

è il regime patrimoniale della famiglia alternativo a quello della comunione legale
che si ottiene modificando il regime della comunione legale (art. 210 c.c.).

I coniugi, infatti, possono scegliere un regime alternativo a quello legale modificandolo nei limiti consentiti dalla legge, possono, cioè, scegliere un sistema parzialmente diverso, ovvero "della comunione convenzionale".

La comunione convenzionale è l'unico regime di comunione dei beni alternativo a quello legale

I coniugi, quindi, possono scegliere solo tra il regime di comunione legale e quello di comunione convenzionale; diversamente dovranno scegliere il regime patrimoniale della separazione dei beni.

 

Abbiamo detto che con la comunione convenzionale modifica il sistema della comunione legale dei beni.

Vediamo, quali modifiche non possono far parte della comunione convenzionale, ovvero:

- i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori;

- i beni che servono all'esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di un'azienda facente parte della comunione

- i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa

 

La comunione dev'essere stipulata rispettando il principio della "parità"; non sarebbe valido, quindi, il patto con il quale uno dei coniugi abbia diritto ad una quota superiore a quella dell'altro.


Anche l'amministrazione dei beni in comunione convenzionale deve essere regolata dalle norme relative alla comunione legale.

 

La comunione convenzionale lascia, in definitiva, ben poco spazio all'autonomia dei coniugi che potrebbero farvi rientrare quei beni personali ricevuti prima del matrimonio o quelli ricevuti successivamente per donazione o successione.

Per tutti questi ultimi l'articolo 211 del codice civile dispone che per le obbligazioni contratte da uno dei coniugi prima del matrimonio, la comunione risponde solo nei limiti del valore di detti beni. Se, quindi, avevo prima del matrimonio un appartamento che vale 100 e decido di farlo rientrare nella comunione convenzionale, i miei vecchi creditori saranno per sempre garantiti dai beni della comunione, ma solo per il valore di 100.

Ricordiamo, infine, che la comunione convenzionale può essere stipulata solo nelle forme previste dall'articolo 162 c.c. cioè, a pena di nullità, per atto pubblico.

Separazione dei beni

I coniugi sono liberi di non sottostare al regime della comunione dei beni (scelta consigliata) e convenire il regime di separazione dei beni.

In questo modo ciascuno dei due coniugi conserva la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio (art. 215 c.c.)


A norma dell' art. 162 del codice civile : " La scelta del regime di separazione può anche essere dichiarata nell'atto di celebrazione del matrimonio".

Ma se i coniugi  decidono di optare per la separazione dei beni dovranno espressamente dichiararlo nell'atto di matrimonio oppure successivamente, con apposita convenzione stipulata per atto pubblico.

il regime di separazione dei beni si applica solo durante il matrimonio.

Il Fondo Patrimoniale

Il fondo patrimoniale è uno strumento attraverso il quale i coniugi, e ora anche i componenti dell’unione civile omosessuale, vincolano determinati beni destinandoli ai bisogni della famiglia.

La separazione del patrimonio da quello personale dei coniugi fa sì che si crei una limitazione di responsabilità dei beni che fanno parte del patrimonio separato, i quali sono destinati esclusivamente alla soddisfazione di obbligazioni strettamente collegate alla loro finalità.

I beni e i frutti del fondo possono essere aggrediti solo per debiti derivanti da obbligazioni contratte nell’interesse della famiglia (art. 170 c.c.).

La norma costituisce una deroga alla normale responsabilità per debiti ex art. 2740 c.c.

Il limite all’inespropriabilità opera solo se il creditore sapeva che l’obbligazione contratta era estranea ai bisogni della famiglia, ma l’onere probatorio di tale conoscenza rimane a carico del debitore che si oppone all’esecuzione del bene.

Al fine di contestare il diritto del creditore di agire esecutivamente, il debitore opponente deve provare la regolare costituzione del fondo patrimoniale, la sua opponibilità nei confronti del creditore pignorante, e che il debito per cui si procede è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Negotiation, AvvkòlswUnions, & TorStudio Legale Benvenuto

Negotiation, Unions, & Torts

Per richiedere un appuntamento, una consulenza o un preventivo, contattaci