Servizi Legali

01. Procedimento di separazione personale dei coniugi

Consensuale e giudiziale

Separzione consensuale

Questa sezione ha ad oggetto uno degli istituti giuridici più trattati e seguiti dallo Studio Legale Benvenuto, ovvero il procedimento per separazione personale dei coniugi.

 

Ma prima di procedere alla trattazione sommaria della materia e dell'attività svolta dall'avvocato, è importante partire da due punti fermi da cui non si può prescindere al fine di poter offrire il giusto contributo professionale nella gestione di ogni singolo caso.

Il Primo riguarda la verifica della sussistenza dei presupposti che porterebbero alla separazione, analizzare il caso concreto e valutare insieme ai propri assistiti la possibilità di porre rimedio alla crisi coniugale attraverso un percorso programmatico  (anche avvalendosi di consulenti esterni di cui si avvale da tempo lo studio) che, in alcuni casi, consente di recuperare il rapporto coniugale e ripristinare l'equilibrio familiare.

Il secondo punto imprescindibile è la tutela della prole e dei diritti dei minori, dalla quale dipendono le attività urgenti e necessarie che il professionista mette in atto.

 

Analizzati questi due aspetti, verificata l'impossibilità di raggiungere una intesa tra i coniugi circa la volontà di riconciliarsi, da un lato o dall'altro, si può dare impulso al procedimento per separazione personale dei coniugi, che può essere CONSENSUALE o GIUDIZIALE.

Quando si parla di separazione consensuale si intende la volontà condivisa dei coniugi di prendersi una pausa dal matrimonio, nell’attesa di procedere al divorzio oppure al ricongiungimento.

 

La separazione consensuale può avvenire in diversi modi che andremo a spiegare dettagliatamente: in tribunale, davanti al Sindaco oppure mediante negoziazione assistita con l’ausilio degli avvocati.

L’effetto della separazione è mettere in standby alcuni obblighi matrimoniali, come la fedeltà e la convivenza; persiste invece il diritto all’assegno di mantenimento, ma solo se uno dei coniugi ne abbia effettivamente bisogno. Quando la decisione è consensuale significa che tra i coniugi c’è accordo riguardo la gestione dei figli, l’assegnazione della casa e ogni altra questione relativa agli aspetti patrimoniali.

Per dare inizio a questa procedura, i coniugi, per il tramite del proprio legale, devono depositare il ricorso nella cancelleria del tribunale dove una delle parti ha la residenza o il domicilio. Una volta aperto il fascicolo, sarà il tribunale a chiedere la copia dell’atto di matrimonio, le dichiarazioni dei redditi dei coniugi e ogni altra documentazione utile.

Entro 5 giorni dalla ricezione del ricorso, il presidente del tribunale fissa la data in cui entrambi i coniugi devono comparire in aula. In questa sede il giudice dovrà innanzitutto provare una conciliazione del matrimonio; solo in caso di rifiuto delle parti, il giudice provvede alla separazione. La sentenza di separazione, quando c’è l’accordo di entrambi, consiste nella lettura da parte del giudice degli accordi presi dai coniugi su patrimonio, casa e gestione dei figli e provvederà al decreto di omologazione delle volontà espresse. Senza omologazione, la separazione non ha effetto.

In genere tale decreto viene depositato in cancelleria nel giro di due o tre settimane; da quel momento scattano i 6 mesi di separazione obbligatoria prima di procedere al divorzio.


Separazione consensuale con negoziazione assistita

Alternativa per la separazione consensuale è quella della negoziazione assistita. Per negoziazione assistita si intende l’accordo raggiunto all’esito di una procedura conciliativa condotta dalle parti con l’assistenza di due avvocati in cui i coniugi hanno manifestato l’impegno di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere i loro rapporti in maniera amichevole.

L’accordo è redatto in forma scritta e deve essere sottoscritto dagli avvocati che ne attestano la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico e che certificano l’autenticità delle firme dei coniugi.Tale accordo, che dovrà essere sottoposto al vaglio del PM e trasmesso allo stato civile per le necessarie annotazioni, ha quindi gli stessi effetti del provvedimento di separazione che viene omologato dal tribunale.

Anche in questo caso la presenza di figli minori o non autosufficienti cambia le cose:

·         in mancanza di figli: l’accordo consensuale viene trasmesso al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente che, se non individua irregolarità, comunica agli avvocati il nullaosta per tutti gli adempimenti.

·         in presenza di figli: l’accordo deve essere trasmesso entro 10 giorni al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, che lo autorizza, qualora lo ritenga in linea con l’interesse dei figli.

 

DOCUMENTAZIONE NECESSARIA

A prescindere dalla procedura scelta dai coniugi, ci sono dei documenti indispensabili:

·         copia integrale dell’atto di matrimonio;

·         certificato di residenza e stato di famiglia di entrambi i coniugi (non è ammessa l’autocertificazione);

·         dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi;

·         copia di un documento di identità di entrambi i coniugi;

·         copia del codice fiscale di entrambi i coniugi.

 

Altra alternativa per procedere alla separazione consensuale, ma solo nel caso in cui i coniugi non abbiano figli minori o disabili o non debbano procedere a trasferimenti immobiliari, è presso il Comune dinnanzi al Sindaco. In tal caso l'assistenza dell'avvocato è facoltativa. Ma è un caso raro.

Procedimento di separazione giudiziale

Lo Studio Legale Benvenuto offre assistenza legale per i procedimenti giudiziari di separazione, nei quali tra i coniugi non si è raggiunto l'accordo e per i quali viene rimesso al magistrato competente la decisione in ordine alle condizioni della separazione sotto tutti gli aspetti.

 

Il procedimento è promosso da uno dei coniugi in contrasto con l’altro con il quale e si verifica quando si realizzano dei fatti, anche indipendenti dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, tali da rendere intollerabile la convivenza o da recare pregiudizio all’educazione dei figli.

E' un procedimento più complesso (e pertanto più costoso) che consta di varie fasi.

La prima sommaria dinnanzi al Presidente Delegato, che emette i provvedimenti urgenti e necessari, come ad esempio la statuizioni economiche in favore del coniuge debole e della prole, il diritto di visita ed altro, ed una seconda fase, di merito, che si svolge dinnanzi il giudice monocratico designato, e che si concluderà con una sentenza definitiva.

E' un vero e proprio processo, in cui vengono poste al vaglio del magistrato tutte le richieste e vengono istruiti tutti i mezzi di prova, pertanto è necessario pianificare con il proprio assistito la strategia difensiva idonea per il raggiungimento di giusti risultati, garantendo e tutelando il bene e l'interesse primario dei figli minori.

 

I tratti distintivi dell'operato e del servizio di assistenza legale offerto dallo Studio Legale Benvenuto, hanno consentito di ottenere ottimi risultati nei procedimenti contenziosi di separazione trattati, molti dei quali si sono conclusi con il raggiungimento di una conciliazione nelle more della fase contenziosa, riducendo notevolmente anche i costi del procedimento.

La qualità del servizio offerto è frutto di esperienza sul campo, conoscenza degli orientamenti giurisprudenziali  del proprio Tribunale, competenze specifiche  e passione e amore per la materia. del diritto di famiglia.

La fase contenziosa suscita e crea ansia e costante agitazione al proprio assistito, che non viene mai abbandonato a se stesso ma accompagnato, consigliato e guidato con il giusto approccio.

 

Il procedimento

 La separazione giudiziale, secondo il vecchio testo dell’art. 151 del Codice Civile, poteva essere ottenuta da un coniuge solo adducendo una “colpa” dell’altro, che doveva consistere in una delle cause elencate nel testo allora vigente del codice (adulterio, sevizie, minacce, violenze, ingiurie gravi, condanna a pene per reati gravi, volontario abbandono, eccessi, mancata fissazione della residenze o fissazione di una residenza con convivente).
Non era ammessa una domanda di separazione fondata sul solo fatto di non voler più continuare la vita in comune.
Il nuovo testo dell’art. 151 del Codice Civile consente di chiedere la separazione nel caso in cui la prosecuzione della convivenza sia diventata “intollerabile” (per entrambi o per uno solo di essi) o tale da “recare grave pregiudizio all’educazione della prole”.
Questi presupposti possono verificarsi “indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi”.

Molto si è discusso su cosa intenda il legislatore con il termine “intollerabilità della convivenza”:

1.      tesi minoritaria: l’intollerabilità è stata causata dalla violazione dei doveri nascenti dal matrimonio.

2.      tesi prevalente: l’intollerabilità può derivare anche da situazioni indipendenti da violazioni di obblighi coniugali (ad esempio incompatibilità di carattere o nelle abitudini e modi di vivere).

Esemplificando la separazione può essere chiesta quando la frattura del rapporto coniugale dipenda da disaffezione e distacco spirituale anche di una sola delle parti e nonostante l’altro coniuge abbia assunto un atteggiamento di accettazione e disponibilità che può trovare spiegazione nel tentativo di recuperare il rapporto.
Le situazioni di intolleranza della prosecuzione della convivenza e di pregiudizio per la prole si verificano anche  quando non risulti che i coniugi hanno avuto un comportamento volontariamente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio ma è semplicemente venuta meno l’affezione tra i due che esprimono l’intenzione di non voler più condividere la comunanza di vita che richiede il matrimonio.
Anche il fallimento del tentativo di conciliazione e la elevata conflittualità delle parti costituiscono elementi idonei a rilevare la presenza di una situazione di intollerabilità.

 Nel caso in cui il fallimento della vita in comune sia da ricondurre a comportamenti contrari ai doveri che derivano dal matrimonio da parte di uno dei coniugi, il giudice, se gli viene richiesto, può dichiarare nella sentenza a chi sia addebitabile la separazione.
La pronuncia di addebito comporta degli effetti di ordine patrimoniale ed economico: al coniuge che sia dichiarato responsabile della separazione non può, infatti, essere attribuito l’assegno di mantenimento ma, se ricorrono i presupposti, gli può solo essere riconosciuto il diritto agli alimenti.
Il coniuge cui sia stata addebitata la responsabilità della separazione vede limitati anche i suoi diritti successori nei confronti del patrimonio dell’altro coniuge.

 

 Per la domanda di separazione dei coniugi è competente il Tribunale:

·         del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi;

·         in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha la residenza o il domicilio;

·         del luogo di residenza o domicilio del ricorrente, qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero, o risulti irreperibile e, se anche questi è residente all’estero, qualunque tribunale della Repubblica.

La competenza è inderogabile in quanto nel procedimento è previsto l’intervento obbligatorio del pubblico ministero, il quale, in ogni fase del procedimento, può produrre prove nuove, avanzare richieste e addirittura impugnare la sentenza se lede gli interessi dei figli.

Forma della domanda e fase presidenziale.

 La domanda di separazione  si propone con ricorso.

 

Il ricorso deve contenere l’esposizione dei fatti sui quali si fonda la domanda, la dichiarazione sull’esistenza di prole e devono essere allegate le dichiarazioni dei redditi degli ultimi anni dei due coniugi (possibilmente gli ultimi tre anni).
Il Presidente del Tribunale accoglie il ricorso e, nei cinque giorni successivi al deposito dello stesso, fissa con decreto:

·         la data (entro novanta giorni dal deposito del ricorso) dell’udienza di comparizione dei coniugi davanti a sé;

·         il termine per la notificazione del ricorso a cura del coniuge che l’ha promosso e del decreto al coniuge convenuto;

·         il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare la memoria difensiva e i documenti.

 

L’udienza di comparizione si svolge davanti al Presidente del Tribunale (questa è la prima delle due fasi in cui si divide il processo di separazione) e devono comparire obbligatoriamente e personalmente i coniugi con l’assistenza dei rispettivi legali.

Si possono verificare due situazioni “anomale”:

1.      il coniuge che ha promosso la separazione non si presenta: il Presidente dichiara estinto il processo per rinuncia degli atti.

2.      non compare il coniuge convenuto: il Presidente dovrà fissare una nuova udienza ed eventualmente decidere con ordinanza le questioni urgenti che non possono essere rimandate all’udienza successiva.

Se entrambi i coniugi compaiono all’udienza il Presidente tenta la conciliazione cercando di far desistere le parti dal separarsi: se si accordano e si riconciliano viene redatto processo verbale e la causa si estingue.

Se la conciliazione non riesce, nomina il giudice istruttore e fissa udienza di comparizione e trattazione davanti a quest’ultimo.

Fase davanti al Giudice Istruttore

 La seconda fase del processo di separazione si svolge davanti al Giudice Istruttore ed è simile ad un processo ordinario con la differenza che il giudice non può tentare nuovamente la riconciliazione e può assumere d’ufficio nuove prove relative alla prole.
Nel caso in cui, oltre all’istanza di separazione, ci siano altre questioni da trattare (divisione del patrimonio ecc.) il giudice può emettere una sentenza non definitiva di separazione con la quale sentenzia immediatamente la separazione e fa proseguire la causa solo per risolvere le residue questioni.
Il giudizio si conclude con una sentenza di separazione emessa dal Tribunale che può essere impugnata come una sentenza ordinaria (ossia può essere richiesta una rivisitazione della sentenza ad altro giudice).

 

 Il Presidente dà con ordinanza i provvedimenti temporanei ed urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei figli (affidamento) e dei coniugi (assegnazione dell’abitazione e mantenimento del coniuge), nomina il giudice istruttore, fissa il giorno in cui si terrà l’udienza davanti allo stesso giudice istruttore, fissa il termine entro il quale il coniuge convenuto si deve costituire se non lo ha già fatto partecipando all’udienza di comparizione.

 

L’ordinanza è immediatamente esecutiva (cioè costituisce un titolo per attivare l’esecuzione forzata, ossia un procedimento per la soddisfazione dei diritti del coniuge), modificabile e revocabile in ogni momento con successiva ordinanza del giudice istruttore, è appellabile in ogni momento con reclamo presso la Corte d’Appello.   

 

Il Tribunale emette sentenza relativa alla separazione, che può essere anche non definitiva nel caso in cui il processo deve continuare per la definizione delle questioni economiche e di quelle relative alla richiesta di addebito e all’affidamento dei figli.
Con particolare riferimento ai provvedimenti relativi ai figli, il d.lgs. 154/2013 ha introdotto un insieme di norme uniche e comuni per i rapporti genitoriali: i nuovi artt. da 337 bis a 337 octies dettano delle regole di riferimento in materia di separazione e di rapporti tra genitori e figli.

Queste le principali novità:

1.      affidamento ad un solo genitore e opposizione all’affidamento condiviso;

2.      assegnazione della casa coniugale in base al titolo di proprietà e agli accordi economici e valutato l’interesse dei figli;

3.      obbligo dell’ascolto del minore, salvo il caso in cui sia superfluo o dannoso per lo stesso;

4.      obbligo di mantenimento dei figli minori e maggiorenni se non autosufficienti economicamente.
 

 Revisione delle condizioni di separazione

 Le statuizioni contenute nella sentenza di separazione possono essere, in qualsiasi momento, per giustificati motivi, revocate o modificate dal tribunale su istanza di uno o di entrambi i coniugi.
Alcuni esempi sono da ricondurre al caso di sopravvenute ulteriori necessità economiche del coniuge titolare del diritto all’assegno, o viceversa, di miglioramento della sua condizione economica, o di variazione di quella del coniuge obbligato.
Nella stessa misura i provvedimenti relativi ai figli sono sempre modificabili sia per quanto riguarda il loro affidamento), sia relativamente all’attribuzione dell’esercizio della responsabilità genitoriale su di essi  e delle eventuali disposizioni in materia di misura e modalità del contributo.

   Lo Studio Legale giusto per te

Per ricevere un preventivo 

Per ricevere ogni tipo di informazione, fissare un appuntamento con l'Avv. Benvenuto o richiedere un preventivo, non esitare a contattarci, compilando il modulo di richiesta, esponendo a titolo esemplificativo la problematica.